Un gotha di campioni che hanno fatto la storia degli sport invernali in Italia: la serie è lunga, da Alberto Tomba a Armin Zoeggeler, da Giorgio Rocca a Peter Fill, da Giorgio di Centa a Dominik Paris e Federica Brignone, solo per citarne alcuni. Nel 2018 a Pyeongachang, il Centro Sportivo Carabinieri aveva 17 atleti: grazie ai bronzi di Federica Brignone in gigante, e di Lukas Hofer e Lisa Vittozzi nella staffetta mista del biathlon, l’Arma ha raggiunto quota 100 nel suo medagliere olimpico «Tra tutti i Corpi dello Stato, siamo i più medagliati. Ora ne vogliamo aggiungere altre» afferma con una vena di legittimo orgoglio il Colonnello Gianni Cuneo, dal 2016 comandante del Centro Sportivo Carabinieri. L’incontro con il Colonnello Cuneo presso la sede centrale di Roma, è l’occasione per addentrarci in uno dei motori, e autentica eccellenza, dello sport italiano.

Buongiorno Colonnello, quando e come nasce il Centro Sportivo Carabinieri?
«Il Centro Sportivo nasce nel 1964. È organizzato in 12 sezioni in riferimento a 15 federazioni. Per quanto concerne gli sport invernali, la sezione ha sede a Selva di Val Gardena, alla quale si è unita nel 2017 la sede di Auronzo di Cadore in seguito al passaggio del Corpo Forestale nei Carabinieri. Sci alpino e slittino fanno capo a Selva, la famiglia dello sci nordico ad Auronzo. Dal 2009 il Maresciallo Maggiore Davide Carrara è il Comandante degli Sport Invernali. Con il passaggio di Freddi Stauder a direttore tecnico della nazionale di sci di fondo, abbiamo affidato alla nostra ex campionessa Gabriella Paruzzi il ruolo di responsabile del nordico ad Auronzo. Direi che siamo in buone mani».
Come si entra a far parte del Centro Sportivo?
«Si entra per concorso pubblico bandito ogni anno; il concorso per gli sport invernali è in calendario a fine stagione agonistica, a fine marzo. Una volta superato il concorso, parte la fase formativa di un mese e mezzo per l’ingresso nei Carabinieri. Non c’è solo l’aspetto sportivo, ovviamente l’aspetto morale è per noi importantissimo. Da tre anni, per poter partecipare al concorso bisogna essere dichiarati dalla federazione atleta d’interesse nazionale. Questo per alzare il livello e poter stare nei Carabinieri senza svolgere attività istituzionale».
Programmi sui giovani?
«Nel 2015 abbiamo costituito le sezioni giovanili; nello sci alpino, ragazzi al secondo anno aspiranti selezionati dal nostro quadro tecnico d’intesa con la federazione e recependo le segnalazioni dei comitati. Con la federazione è stato avviato un progetto con il fine di coinvolgere ragazzi da centro Italia (Campania, Abruzzo, Lazio e Toscana) che non sono tesserati nelle regioni dell’arco alpino. Si allenano con noi, gareggiano per l’Arma, alcuni partecipano al concorso ed entrano nei Carabinieri. Un esempio è il laziale Riccardo Allegrini. Hanno tutto il nostro sostegno; non cerchiamo per forza i campioncini, ma atleti di qualità cui dare la possibilità di fare una scelta di vita. Tutto poi dipende dai risultati, il rendimento e la nostra sostenibilità. Parliamo di 15-20 ragazzi al massimo, perché il gruppo deve rimanere coeso. A Selva ne abbiamo 10 nello sci alpino, 3 nello snowboard e uno nello slittino».
Com’è strutturata l’organizzazione dei tecnici?
«Il comparto si divide tra tecnici a disposizione delle federazioni e tecnici in sede. C’è stretta sinergia con la Fisi, non si può prescindere: la mia interazione con il presidente e i vertici tecnici della federazione è stretta e costante. Tutto è concordato».
Al momento del ritiro, gli atleti fanno una scelta. Penso a Patrick Thaler e Peter Fill, ma anche a Giorgio Rocca.
«Giorgio Rocca è rimasto con noi un anno, poi se ne è andato perché aveva altri programmi. Patrick Thaler è tecnico in sede e allena le ragazze con Hannes Paul Schmid. Peter Fill, in Fisi lo volevano inserire subito in squadra A. Lui ha preferito partire dalla base seguendo i giovani al centro sportivo e in nazionale junior. È molto convolto e si sta rivelando un grande tecnico»
Quanto è stato difficile questo ultimo anno e mezzo?
«Due stagioni complicate da gestire. La Fisi ha steso un piano efficace e ha fatto una convenzione per l’apertura degli impianti. I nostri atleti non hanno avuto grossi problemi. Non potendo affrontare la consueta trasferta in Sudamerica, la scorsa estate sono rimasti ad allenarsi sui nostri ghiacciai. Vedremo cosa si potrà fare quest’anno».
Obiettivo Pechino 2022?
«Abbiamo ottime carte da giocare. Dominik Paris è arrivato dal Corpo Forestale, Federica Brignone è con noi da quando aveva 17 anni. Vediamo come parte la stagione, con la preparazione estiva, e incrociamo le dita. La cosa più importante è che stiano bene e siano integri. È ancora presto, prima c’è Tokyo dove al momento abbiamo 20 pass individuali e più altri 18 tra nazione, minimi olimpici e ranking. Bilancio positivissimo, e le qualificazioni non sono ancora finite»
Progetti in cantiere, Colonello?
«Un mese fa ci hanno fatto visita le due commissioni Difesa e Cultura della Camera con rispettivi presidenti, per un’esplorazione conoscitiva sui gruppi sportivi. Si sono resi conto della nostra realtà. La novità è lo sci di alpinismo: abbiamo già un atleta e arriverà anche una ragazza. Non è ancora disciplina olimpica, ma guardiamo avanti. Tra gli ultimi arruolati, Sophie Mathiou ci ha dato una grossissima soddisfazione vincendo il titolo mondiale junior nello slalom femminile risultato che mancava da 28 anni in una disciplina dove facciamo un po’ fatica. Altro progetto è lo skiroll, che è passato dalla federazione rotellistica alla Fisi e il cui responsabile tecnico è Michel Rainer, vice di Davide Carrara al Centro Sportivo a Selva. Nel 2022 puntiamo a portare due tappe di coppa del mondo a Rieti e a Roma»
Lorenzo Fabiano


