Scelta del casco

A CURA DI MARCO SANTONI

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L’utilizzo del casco è sicuramente la principale misura di sicurezza che uno sciatore può adottare.
In base alla  norma tecnica UNI EN 1077 il casco deve avere i seguenti requisiti:
a) costruzione (in particolare l’ampiezza del campo visivo e l’estensione minima della zona cranica coperta dal casco
b) capacità di assorbimento degli urti
c) resistenza alla penetrazione da parte di corpi appuntiti
d) capacità del casco di non sfilarsi con l’urto e la facilità di sgancio dopo l’urto.

Un casco sicuro deve riportare:
-il nome/marchio del produttore
– la data di fabbricazione
– il riferimento alla norma UNI EN 1077
Il casco deve essere omologato, cioè dotato di etichetta omologativa che ne rivela le caratteristiche di sicurezza e prestazione. I caschi omologati superano infatti una serie di prove e controlli: assorbimento degli urti, resistenza alla penetrazione, ampiezza del campo visivo, allungamento dinamico del cinturino… che li rendono, appunto, omologati rispetto agli standard europei. L’etichetta è individuabile dalla sigla EN 1077 e CE (assicura il rispetto dei parametri comunitari). A partire dalla stagione invernale 2015, sui caschi utilizzati nelle competizioni del circuito FIS, deve essere presente un’ulteriore etichetta attestante la certificazione del casco in base alle nuove e più stringenti regole dettate dalla FIS e individuabile dalla dicitura “Conform to FIS specifications 2013”. Ciò diversamente da quanto accadeva fino alla scorsa stagione in cui, i caschi da gara, accanto all’etichetta con dicitura EN 1077, riportavano anche la dicitura CSI – FISI che assicurava la sottoposizione del casco di un controllo di produzione da parte di un ente terzo. In particolare, secondo i nuovi regolamenti FIS, i caschi per le gare devono aver superato i controlli previsti dalla normativa europea EN 1077, oltre alle aggiuntive specifiche verifiche richieste dalla FIS. Ad esempio, l’art. 6 delle “Specifications for Competition Ski Equipement”, rubricato “crash helmets”, prevede che i caschi per le competizioni siano sottoposti ad un test di assorbimento degli urti alla velocità di 8.6 m/s, anziché di  5.6 m/s, come previsto dalla normativa europea.

Quando si acquista un casco, pertanto, l’attenzione deve cadere prima di tutto sul marchio omologativo ed in secondo luogo sulle caratteristiche del modello in relazione alle proprie esigenze. Numerosi sono le varietà di casco in commercio per colore e per forma, ma due sono essenzialmente i modelli principali: caschi omologati di “classe A” e di “classe B”. Questi ultimi hanno una particolare struttura a semicalotta (ove le orecchie sono protette solo da cuscinetti) che li rende molto confortevoli ma meno sicuri rispetto a quelli di “classe A”, a calotta integrale, in cui le orecchie sono avvolte dalla calotta rigida. Altro elemento fondamentale è la taglia. Il casco deve essere avvolgente, senza stringere, ma non deve mai essere troppo largo altrimenti viene meno la sua funzione di sicurezza. Quindi va provato con molta attenzione. Da verificare inoltre che la cinghia sia facilmente regolabile e che sia dotato di un sistema di fissaggio della maschera (in genere una staffa di plastica o una banda sul retro) e di areazione.
Riguardo lo sciatore turistico, la legge impone l’uso del casco solo ai ragazzi fino ai 14 anni, ma essendo un fondamentale strumento di sicurezza il suo impiego è consigliabile a tutti, soprattutto dato l’affollamento delle piste nei periodi di vacanza e le sempre più elevate  velocità tenute dagli sciatori.
In merito all’efficacia del casco, si chiamano i risultati di  un recente studio condotto dall’Università di Innsbruck e pubblicato sul British medical journal  (una delle riviste medico scientifiche più prestigiose) in cui è stato dimostrato che il casco riduce la probabilità di riportare un trauma cranico del 35% negli adulti e del 59% nei bambini di età inferiore a 13 anni.  Inoltre è stata evidenziata  l’infondatezza della teoria secondo la quale l’uso del caso, “come contropartita”, determinerebbe una riduzione delle capacità uditive e del campo visivo degli sciatori inducendo a comportamenti più rischiosi. Piuttosto secondo gli studiosi austriaci l’uso del caso appare associato ad una più elevata capacità tecnica.
Infine questo studio ha anche sconfessato l’idea secondo la quale vi sarebbe un aumento di rischio delle lesioni del tratto cervicale in chi utilizza il casco. Ciò premesso bisogna comunque dire che “agli italiani il casco piace”. Infatti in Italia il sistema Simon ha valutato che circa il 45% degli sciatori e snowboarders utilizzano il casco. In particolare gli snowboarders considerano questo strumento di prevenzione come parte integrante della loro divisa e quindi caratterizzato da una valenza simbolica positiva, conseguentemente mentre l’uso del casco riguarda circa il 40% degli sciatori adulti, tra gli appassionati della tavola il suo utilizzo arriva ad oltre il 60%.

 

Marco Santoni
(Allenatore Federale, titolare di Onerace)

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